Mercoledì 30 Ottobre 2019

LA PAROLA AL PRESIDENTE

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Continua lo scandalo del monopolio della SUVA

A seguito dell’intervento sui social di Raymond Knigge, la questione SUVA è balzata agli onori delle cronache. Così, è infine emerso pubblicamente il quadro di un monopolio che dura da ormai troppo tempo, oltre a un sistema di calcolo dei premi quanto meno opaco. Il fondatore e presidente di Interiman Group ha rilanciato il dibattito, fornendo alcuni dati che la dicono lunga sugli sforzi intrapresi dal gruppo per prevenire gli incidenti sul lavoro.

Tra il 2012 e il 2018, Interiman Group è cresciuto in modo significativo, raddoppiando di fatto il volume degli stipendi erogati alle collaboratrici e ai collaboratori che operano presso le varie società presenti sul territorio nazionale.

Allo stesso tempo, il numero di infortuni connessi alle attività del gruppo e coperti dalla SUVA è passato da 2,8 milioni di franchi svizzeri nel 2012 a 1,91 milioni* nel 2018. Un calo impressionante, dovuto ai tanti sforzi profusi da Interiman Group per ridurre il numero di infortuni. Com’è stato possibile? Assumendo, ad esempio, responsabili laureati in materia di sicurezza, o eseguendo tre procedure di audit interno, che hanno portato all'attribuzione delle certificazioni ISO 9001 (qualità dei servizi), 14001 (efficienza della gestione ambientale) e 45001 (salute e sicurezza sul lavoro).

Più stipendi, meno incidenti: a rigor di logica, in questi ultimi sei anni, i premi SUVA dovevano quanto meno restare invariati, se non ridursi. Ebbene: per Interiman Group, questi sono aumentati del 51,9%, passando da 4,72 milioni di franchi nel 2012 a 7,17 milioni nel 2018. C'è un evidente contrasto, tra la costante riduzione degli infortuni da un lato, e il continuo aumento dei premi e dei loro tassi, dall'altro.

A tal riguardo, il 2018 è stato un anno emblematico: Interiman Group, come dicevamo, ha versato 7,17 milioni di franchi in premi, mentre l’importo totale connesso agli infortuni** si è assestato a 1,9 milioni, con un saldo attivo di 5,27 milioni di franchi, corrispondenti all’1,2% della massa salariale complessiva. Una percentuale decisamente inferiore a quella del 2012 (3,1%) e destinata a scendere ulteriormente nel 2019, grazie alle misure adottate per migliorare la salute e la sicurezza sul lavoro.

Nonostante questo trend positivo e il saldo attivo osservabile tra il 2012 e il 2018 (39,3 milioni di franchi di premi, contro i 22,9 milioni versati da Suva nel medesimo periodo, con una differenza di 16,4 milioni), Interiman Group ha da poco scoperto che nel 2020 il tasso dei suoi premi andrà ulteriormente a crescere.

Calcolo opaco dei premi

Ogni compagnia di assicurazione opera secondo un principio di solidarietà. Ne siamo consapevoli, e non abbiamo mai messo in dubbio quest’ottica, che consente a tutti di godere di una copertura accettabile. Tuttavia, ci stiamo battendo da anni contro la mancanza di trasparenza nel calcolo dei premi da parte della SUVA. Tale constatazione è stata confermata dal Tribunale amministrativo federale (TAF), in occasione di numerose sentenze che hanno riguardato il nostro gruppo. Sebbene tali decisioni abbiano imposto la necessità di fare chiarezza, la SUVA si è fino ad oggi rifiutata di fornire le spiegazioni - del tutto legittime - che le sono state richieste.

Dove risiede il problema? La SUVA gode di un monopolio in vari settori, quali il comparto industriale, quello edile e della ricerca e selezione del personale. Interiman Group, non avendo alternative, ha dovuto sottostare alla non chiara politica sui premi di una società che tuttora si rifiuta, malgrado le ingiunzioni del TAF, di fornire informazioni in merito.

Riserve in eccesso

A tale assenza di trasparenza si accompagna il problema delle riserve. Nel 2018, senza tenere minimamente conto del valore reale della sede di Lucerna e delle cliniche di riabilitazione, valutate a 1 franco al bilancio, la SUVA disponeva di scorte e capitali stranieri che ammontavano a 51,8 miliardi di franchi, di cui 36,28 miliardi solo per le riserve tecniche, che rappresentavano, al 31 dicembre 2018, il 66,14% del bilancio. C'è un problema: per quanto l’articolo 54 dell’Ordinanza sulla sorveglianza (OS) obblighi le compagnie di assicurazione a disporre di sufficienti riserve tecniche, esse sono comunque tenute a sciogliere quelle non più necessarie. Non è soltanto questione di buon senso, ma anche di rispetto della normativa in materia, che la Suva sembra ignorare, con la conseguente inosservanza di alcuni principi fondamentali, quali la concordanza materiale, la conformità al rischio di infortuni e la parità di trattamento.

Alcuni numeri illustrano perfettamente quest'anomalia nelle riserve tecniche in eccesso della SUVA. Con 36,28 miliardi di franchi iscritti in bilancio, la compagnia potrebbe infatti coprire la totalità degli incidenti occorsi nel 2018 per 8,56 anni, senza la necessità di incassare nuovi premi. Nel 2017, tale valore di riferimento corrispondeva a 7,71 anni, il che rivela una considerevole inflazione, estranea a ogni logica.

Ancora più sconcertanti sono i dati relativi alle riserve destinate alle prestazioni a breve termine, limitate a un anno. Sempre nel 2018, la SUVA ha accantonato 8,87 miliardi di franchi, a fronte di stanziamenti pari a 2,77 miliardi. La differenza tra questi due importi indica chiaramente come la compagnia potrebbe assicurare il pagamento delle prestazioni a breve termine, di norma limitate a un anno, per un periodo di 3,2 anni.

Spese amministrative proibitive

La questione delle spese amministrative genera, a sua volta, un certo malcontento. In seguito a decisioni emanate dal Consiglio di amministrazione della SUVA, in data 17 giugno 2011 e 13 giugno 2014, il tasso può variare tra il 6,75% e il 12,5% per gli infortuni professionali, e tra l’8,75% e il 14% per gli infortuni non professionali. A nostro avviso, tali importi non tengono in debito conto l'effetto del rendimento di scala. Nel 2015, quando abbiamo chiesto spiegazioni sul calcolo delle spese amministrative, appellandoci alla legge sulla trasparenza, la SUVA si è impegnata a fornirci chiarimenti. Ad oggi, tuttavia, non abbiamo ricevuto alcuna risposta in merito, il che ci lascia ipotizzare un calcolo arbitrario delle spese amministrative.

La situazione appare ancora più sconcertante se pensiamo che la SUVA detiene il monopolio del settore. Come comprendere un tale rifiuto nel fornire spiegazioni? Come giustificare le ingenti somme di denaro che ha destinato a campagne pubblicitarie inutili (alla luce della sua posizione dominante), con l’installazione negli stadi di pannelli con lo slogan “SUVA Fair Play”, quando poteva investire quel capitale in opere di prevenzione?

Il Consiglio federale è chiamato ad agire

È chiaro come la mancata trasparenza nel calcolo dei premi, le riserve in eccesso e le spese amministrative proibitive facciano del modello SUVA un sistema ormai superato. Così come risulta ad oggi obsoleta una modalità di calcolo caso per caso, che non tiene conto della proporzione tra gli incidenti e la massa salariale complessiva. Benché la SUVA ne sia consapevole, fa di tutto per non piegarsi alle ordinanze del TAF, per non parlare del suo rifiuto a sottoporsi a un audit del Dipartimento federale delle finanze.

Poiché la SUVA si trova sotto la diretta responsabilità del Consiglio federale, invitiamo quest’ultimo a farsi carico del caso, per eliminare tutte queste zone d’ombra. Ne va del rispetto della legge e della fine di un monopolio che danneggia l’attività di imprese che, pur facendo la ricchezza di questo Paese, sono assoggettate a un regime opaco e non più giustificabile.

Raymond Knigge Fondatore e presidente di Interiman Group

*Questa cifra, insieme alle altre, si riferisce alla totalità delle società di Interiman Group, ad eccezione di Global Personal Partner, Finansys, Arobase, Humanys, Albedis e IGS. **Le spese connesse agli infortuni includono i costi amministrativi, le indennità giornaliere e le prestazioni in caso di decesso e invalidità.